Come ti smonto … “La Regina degli Scacchi”! [Spoiler Alert]

“La Regina degli Scacchi” (The Queen’s Gambit, ma sì, diamoci un tono) è una miniserie televisiva molto apprezzata dagli utenti, in onda su Netflix dal 23 Ottobre. Io stessa l’ho amata molto: l’ho trovata abbastanza originale nonostante il finale fosse già chiaro praticamente dalla prima puntata (dai, a meno che non abbiate subito una craniotomia, si intuiva come andava a finire su).

Tuttavia, ciò non toglie che ci siano state delle parti che me l’hanno fatta scendere di livello. Una sfumatura in questo caso (o se preferite, una sbavatura, chiamatela come volete). Un errorino strutturale, ma piccolo eh. Proprio una pagliuzza ma che a me, personalmente, ha dato fastidio. Vabbè, dai lo sapete che mi piace fare la punta … alla matita, mo che pretendete?

(A PARTIRE DA QUI SPOILERO, EH. VE LO DICO)

Trama in brevissimo:

Anni ’50. Beth (8 anni), rimasta orfana, vive portata in orfanotrofio dove scopre di essere una bimba prodigio nel gioco degli scacchi. Allo stesso tempo, diventa dipendente dai tranquillanti che la struttura le somministra quotidianamente. Anni dopo, viene adottata e si trasferisce nel Kentucky dove inizia a partecipare a tornei di scacchi, vincendo tutto. Diventa famosa e batte pure il campione del mondo di scacchi russo … con un gambetto di donna (un’apertura scacchistica, da qui il nome della serie). Applausi e inchini per lei, nel frattempo orfana di nuovo. Che culo, eh?

E allora? E allora niente.

Te la smonto qui:

Beth, ovviamente, non stava in DAD … doveva andare a scuola. Era la futura regina degli scacchi, d’accordo, ma frequentava una cazzo di scuola che puntualmente saltava per seguire i tornei in giro per l’America; tornei che vinceva e che le valevano dei riconoscimenti nazionali. Dunque, mi (e vi) chiedo: com’è possibile che l’istituto che frequentava abboccasse alle stronzate che la mamma adottiva gli propinava per giustificare l’assenza della figlia a scuola? Cioè, del tipo: “Beth oggi non viene perché ha mal di gola” e quelli: “Ah, ok, va bene grazie”. Peccato che il giorno dopo la faccia di Beth te la ritrovavi pure sul cartone del latte al posto degli scomparsi. Dai, ma de che stamo a parlà.

Ahahaha, questo è quanto! Ho finito!

P.S. La foto l’ho scelta sia per la camicia (avete notato che il colletto è simile a quello della protagonista?) che per farle il verso!

Voce del verbo punzonare: io punzono e tu? Siate una piccola, ma potente, madeleine!

Oggi, su Twitter, ho vinto un premio (no battute sulla Befana, please. Neanche a mente che so leggere il pensiero!). Vabbè, non un premio premio, una finalissima. Il quesito era il seguente: “Senza googlare, cos’è la punzonatura?”. (Cosa? Credevate che la sfida avesse a che fare con la scoperta di una nuova stella? Io, al massimo, posso scoprire le braccia mentre dormo, se fa troppo caldo).

Dicevo, ho vinto questa sfida rispondendo – dopo un lavoro di labor limae – che “trattasi di un’operazione atta ad imprimere un segno (ma anche un foro? ancora non ho googlato, so’ ‘na persona seria io) su una superficie dura” poiché è così che chiamo quell’attrezzo per fare i buchi alle cinture che puntualmente mi vanno larghe (perché ai fabbricatori piace più la pausa sigaretta che lavorà e, tra una tirata e l’altra, dimenticano di aggiungere i fori tanto, poi, c’è la scema che li aggiunge, bella la vita eh? MALEDETTTIIIII!).

Tuttavia, siccome mi piace farmi girare la testa, mi sono detta: perché non aggiungere una sfumatura di significato a questa povera punzonatrice (e al verbo punzonare, in generale) che, bontà sua, si è trovata tirata in ballo senza possibilità di scegliere se partecipare o meno? Ecco allora che, in suo onore, ho coniato questa nuova sfumatura di significato:

PUNZONARE = LASCIARE IL SEGNO (in senso metaforico).

(Spero che la punzonatrice lo prenda come un arricchimento culturale; nella vita bisogna sempre rinnovarsi!).

Non so se si è capito, ma a me piace punzonare … eeemmh, lasciare un segno. Diciamo che nemmeno mi impegno più di tanto, capita e basta e a me questa cosa diverte. Diverte da matti, perché ogni tanto succede che mi venga detto (anche a distanza di tempo): “ah ma tu sei quella che …” e simili, ahahhaha e a me, che tendo a dimenticare le cose, capita che riacquisti la memoria grazie a questi eventi che fissano il tempo e una situazione (raramente, ma capita, perché di base non mi ricordo granché; oh, sarà che ho un deficit cognitivo che vi devo dire. Che ridete? Non sta bene prendere in giro le persone con problemi, maleducati).

Credo che tutti dovremmo punzonare, nella vita. Ovviamente in senso positivo e metaforico.

Ora, non è che oggi che è la Befana, prendete la macchina e andate in giro ad investire i pedoni per lasciare un segno (almeno, non quelli che attraversano sulle strisce che poi se non muoiono dovete tirà fuori un sacco di soldi tra assicurazione, danni e cazzi vari. Diverso è per quelli che attraversano dove capita, senza guardare: non sono sicura, dovrei controllare ma, secondo me, quelli possono essere investiti tranquillamente, anzi, pagano a voi se lo fate). O ancora: non fate che ora prendete una moneta da due euro, aprite il fornello del gas, gliela passate sopra per renderla incandescente e la poggiate in faccia alla gente andando a marchiare compagni, amici mogli, mariti e suocere (oddio, anche in questo caso, dovrei controllare ma credo non sia reato credo marchiare a fuoco le suocere ). Insomma, non intendo questo per lasciare il segno.

Per lasciare un segno, intendo lasciare una traccia di voi (anche piccola, non importa) nelle vite degli altri; una sfumatura di colore (non grigia, ovviamente, perché sapete che il grigio mi fa cagare più del tessuto maculato e ho detto tutto, manco ai cani!).

Insomma, un solco nell’esistenza di un essere umano che funga da attivatore di memoria, un po’ come la madeleine proustiana e che evochi i ricordi del passato. E dai!!! E punzonate! Tanto è gratis!

Nel mondo che vorrei … mi circonderei di questi personaggi (delle serie tv)!

Ogni serie tv addicted che si rispetti, ama i personaggi che impara a conoscere episodio dopo episodio, stagione dopo stagione. Alcuni ci piacciono talmente tanto che li vorremmo incontrare nella vita reale e conoscere davvero. Almeno a me capita, cioè non è che mi capita di incontrarli (vabbè alcuni sì, oddio mi sto incartando). Insomma, mi capita di desiderare di essere circondata da certi protagonisti delle serie tv.

Per questo, nel mondo che vorrei … vorrei essere circondata da loro.

PREMESSA: Abito al 1136 fifth Avenue, all’angolo tra la quinta strada e 95esima (e voi muti!). Vabbè, mo non stat’a badà alle stronzate eh. Leggete, senza fare commenti.

Allora, se siete d’accordo, procederei:

LEGALI DI FIDUCIA: Annalise Keating e Harvey Specter.

Presi singolarmente sarebbero in grado di far crollare ogni accusa, omicidio compreso, anche se l’imputato fosse Hannibal Lecter, colto in flagranza di reato mentre mastica e sputa, dopo averlo cucinato a fuoco basso, il muscolo sartorio della coscia di un venditore di enciclopedie porta a porta reo di aver suonato il campanello di casa sua, mentre era sul divano a fare la siesta. Figuriamoci se uniscono le forze: praticamente, con loro due alle spalle, collezioni più vittorie processuali di Berlusconi, roba che Paniz può solo accompagnare.

AMICHE: Blair Waldorf, Chanel Oberline, Jess e Cece, Villanelle.

Blair, vabbè, lei è la queen indiscussa, ovvio che voglio che sia mia amica. Elegante, sofisticata, snob e mai banale. Chanel perché è scema, psicopazza ma si veste bene e ha una cabinacasaarmadio che farebbe invidia alla casa dei cani di Paris Hilton: vi pare che non vado a fare shopping con lei e da lei? Jess e Cece, vabbè, sono le amiche tranquille. Quelle ci vogliono, nella vita. E Villanelle? Essendo una serial killer, è meglio averla come amica che come nemica (almeno sulla carta). Ora avete capito perché ho bisogno degli avvocati, sì?

AMICI: Lip Gallagher, Sherlock, Lucifer!

SUPER AMICO: Walden Schmidt.

Genio dell’informatica che, grazie a questa sua abilità, ha raggiunto un enorme successo economico, arrivando a possedere una fortuna superiore al miliardo di dollari, un proprio jet e una fantastica auto sportiva elettrica. Daje Walden

GOVERNANTI: Dorota (sì, la rubo a Blair, tanto siamo amiche me la lascia ahahah) e Charles Carson, fidati e amorevoli.

Sono tre geni, ognuno a modo suo (in più Lucifer ha un locale tutto suo i superpoteri: ti porta in giro per il mondo senza salire su uno spostapoveri, autobus, metro, taxi o aereo che sia. Viaggi a bordo delle sue ali maestose, che meraviglia).

BUSINESS PARTNER: Fallon Carrington e Carrie Bradshaw

La prima è nata per gli affari e per essere socia di una multinazionale milionaria, per cui sarebbe da sciocchi lasciarsela scappare (e poi si veste da Dio). La seconda è una donna libera e indipendente, che sa scrivere, ha delle idee e ama le Manolo Blahnik.

VICINE DI CASA: Susan Delfino, Lynette Scavo, Bree Van de Kamp, Gabrielle Solis.

Volete mettere il caffè e le partite di burraco a casa di una di loro? Non credo servano ulteriori spiegazioni!

MEDICO DI BASE: Gregory House.

Il dottor House, non sbaglia una diagnosi manco sotto tortura. E poi insulta la qualunque, adoro!

ANCHOR WOMAN: Robin Scherbatsky

Sì, lo guarderei volentieri un telegiornale condotto dalla bellissima Robin!

[POST IN AGGIORNAMENTO]

BUON 2021: UN ANNO CHE IO IMMAGINO COME … UN LAGO GHIACCIATO!

Raga, buon anno! Oggi è primo Gennaio duemilaventuno. 2021.

Sentite come suona bene D U E M I L A V E N T U N O . No. Non è vero, non suona bene manco per niente, suona uguale, era così per dire ahahah.

Sarò sincera: non vorrei essere nei suoi panni. Troppa pressione sociale addosso. Tutti che ti guardano con gli occhi pieni di speranza; tutti che ti vedono come la famosa luce in fondo al tunnel. E se fosse un treno? Ecco. Calma!

Certo, avvantaggiato parte avvantaggiato (rispetto al 2020, dico): vi pare che riesce a fare peggio? (Per non sapere né leggere e né scrivere, fate le corna ORA). L’unica mia preoccupazione è che si faccia prendere dall’ansia da prestazione. Come quel figlio che i genitori stressano sin da neonato e che considerano “modello” ma che in realtà si spacca a bestia di Tavernello (roba che il fegato ha fatto i bagagli e sta chiedendo asilo politico a tutti gli organi più vicini, che però sono sovranisti e non lo accolgono perché hanno chiuso i porti) e pippa più di un Dyson. “Nostro figlio? Uh! Nostro figlio ci dà un sacco di soddisfazioni. Studia Matematica. È bravissimo con i numeri. Talmente occupato a studiare che non torna quasi mai a casa né vuole che lo andiamo a trovare”. Ve credo, manco è iscritto all’uni e gli unici numeri con cui ha a che fare riguardano contare quanti shottini riesce a mandare giù (tratto da una storia vera ahahaha).

Già, perché finisce sempre male quando l’asticella dell’aspettativa è troppo alta. Per cui cerchiamo di non strafare e di non caricare troppo questo nuovo anno. Almeno all’inizio. Andiamoci con i piedi di piombo.

Come immagino il 2021? Come un lago ghiacciato: la lastra che si è formata in superficie, altro non è che la crosta di una ferita, chiamata Covid, che ci portiamo dietro, ormai, da un anno; crosta che rappresenta, comunque, l’inizio del processo di guarigione: ci protegge se noi, allo stesso tempo, proteggiamo lei.

Il discorso è uno e uno soltanto: non è che finito il 2020 finito il Covid. Il coronavirus c’è ancora la differenza è che ora abbiamo un’arma chiamata “vaccino”, per combatterlo. Ecco perché ho tirato fuori la metafora del lago ghiacciato: sta a noi attraversarlo e, se vogliamo raggiungere l’altra sponda, dobbiamo farlo con la massima cautela possibile, sennò va a finire che il ghiaccio vada in frantumi nel bel mezzo della traversata a piedi … poi sì che sono cazzi amari. Hai voglia ad annaspare: vai giù a picco e arrivederci e grazie.

Ma se riusciamo nell’impresa di arrivare dall’altra parte sai che figata, però!

Insomma, il 2021 è com’ar cavajere nero e ar cavajere nero non je devi caga’ er cazzo! Buon anno a tutti (vabbè, non proprio a tutti. Mo non esageriamo!).

E ricordate: il naso va messo dentro la mascherina!

Natale con Lady Whistledown, la Gossip Girl del 1800: prime impressioni su “Bridgerton”, la nuova serie targata Shondaland (da oggi su Netflix)

Natale e Netflix, da sempre una combinazione vincente che … se unita a divano e copertina, oltre che vincente, diventa perfetta (una scena che per alcuni fa tanto “ospite di Rsa”, ma questi che lo pensano si sa: non capiscono una mazza!).

Dicevamo di quanto bello sia starsene in casa e premere play sui contenuti di Netflix. Quest’anno soprattutto (a proposito: v’ho fatto gli auguri qui) dato che il colosso dello streaming on demand e il genio delle tv series Shonda Rhimes, ma che dico genio … la regina dei colpi di scena, quella che ammazza gente a piacimento senza mai andare in galera; quella che ha una immaginazione talmente fervida che non sai mai dove andrà a a parare si sono uniti e ci hanno fatto il regalo di Natale: una serie tv brand new, ambientata nell’Ottocento. “Bridgerton”, per l’appunto.

Trama: dramma d’epoca ambientato nell’Inghilterra della Reggenza, Londra 1813, che narra le vicende di una bella e carismatica fanciulla, Daphne Bridgerton, figlia maggiore della potente famiglia Bridgerton, la quale si ritrova spinta nel mercato matrimoniale di Regency London dalla madre Lady Violet, che ambisce per lei a un ottimo partito. La ragazza ambisce al vero amore, ma viene ostacolata dal fratello Anthony, diventato capofamiglia dopo la recente morte del padre. Sullo sfondo, il foglio dello scandalo dell’alta società scritto da tale “Lady Whistledown”, la cui identità resterà misteriosa fino alla fine della stagione, metterà a repentaglio la reputazione della ragazza.

Oggi, ho visto il primo episodio e indovinate: non mi è piaciuto. Ma, siccome, mi piace dare sempre (vabbè, quasi sempre) una seconda possibilità, cercherò di non smontarlo del tutto senza prima aver visto almeno altri due/tre episodi (dopodiché se fa cagare, fa cagare amen).

La scena principale è questa sorta di ballo delle debuttanti (organizzato da Lady Danbury) grazie al quale le ragazze cercano di trovare marito, cercano, perché non è detto che lo trovino e se così fosse rimarranno zitelle a vita.

Una ragazza cattura l’attenzione della regina Charlotte, la regina per eccellenza, colei che lancia le mode e gli stili all’interno dei salotti di Londra (queen che, quando l’ho vista, ho detto: “questa somiglia a Carlo Conti, peccato per i capelli: altrimenti sarebbero due gemelli separati alla nascita”. No, ditemi voi, guardate qua).

Questa ragazza si chiama Daphne e, per l’appunto, cerca marito. Impresa, tuttavia, pressoché impossibile (nonostante la schiera di pretendenti) a causa del fratello Anthony che, dopo la morte del padre, l’ha presa sotto la sua ala “protettrice”. Peccato che le faccia due palle grosse come una casa, per cui questa povera disgraziata sta per avere un crollo di nervi, specie quando vorrebbe farle sposare un accollo mortale, una specie di maiale (sia fisicamente che a livello di atteggiamenti, da porco accollone proprio) più brutto di un incidente mortale: tale lord Berbrooke.

A “salvarla”, l’uomo più ambito della zona: Duca di Hastings, che si scopre essere amico amico del fratello Anthony. Simon è la versione al maschile di una milf, un dilf, insomma. Tutte lo vogliono, ha un pubblico trasversale. Ma lui fugge il matrimonio con la stessa perseveranza del Berlusca che sfuggiva i processi.

Sullo sfondo della storia, Lady Whistledown, colei che tutto sa e che riporta su una sorta di giornaletto “il foglio dello scandalo” (tipo Novella2000, ma più autorevole) che tutti leggono e dove lei sputtana la qualunque, facendo nomi e cognomi.

Accanto alla Famiglia Bridgerton, capitanata da Lady Violet (il cui sogno è vedere sposati per amore e non per convenienza tutti i suoi figli, Daphne soprattutto) c’è la Famiglia Featherington, capitanata da Lady Portia in Bridgerton (che, si vede, preferisce i matrimoni di convenienza e sti cazzi dell’amore) moglie di Lord Featherington. Le loro figlie sono un po’ sfigatelle e la loro già precaria situazione a livello di amore precipita con l’arrivo della cugina campagnola Marina Thompson in Bridgerton, molto più bella e (credo) audace di loro. Quest’ultima verrà sgridata da Lady Portia al grido di: “Non hai sanguinato. È più di un mese che stai qui”.

In sostanza, questa del mancato sanguinamento è stata la parte più interessante di questo primo episodio, seconda solo al brano ri-arraggiato magnificamente di Girls Like You dei Maroon 5: ADOROOOO!

Buon Natale … 2020!

Tanti auguri di Buon Natale, lettori del mio corazon!

Siete preziosi, per questo meritate un augurio speciale anche da Cornelia! Che poi, vabbè, sarei sempre io … (so cosa state pensando: “questa è pazza” e va bene così, perché in fondo è vero).

Approfitto per ricordarvi che oggi, su Netflix, parte Bridgerton, la prima serie targata Shondaland: sesso, femminismo, fake news e razzismo … nell’Ottocento!

Bridgerton immagina una società multietnica, dove neri occupano posizioni importanti nella gerarchia aristocratica in virtù di una Regina, moglie di re George III, dalle origini miste, che sposa le teorie di alcuni storici inglesi che vede “la regina Charlotte come la prima regina di origini miste della storia – ha spiegato il regista Chris Van Dusen –  un’idea che mi ha colpito moltissimo e ci ha fatto domandare ‘cosa sarebbe successo se grazie a lei altre persone di colore fossero state elevate in società con titoli, terre?’. Da queste domande è nato il personaggio del Duca di Hastings”.

Un regalo da scartare, insomma! Buon Natale e buona visione: sento che Lady Whistledown, la Gossip Girl dell’800, ci darà molte soddisfazioni!

La Top 5 dei regali da NON fare a Natale (alla fine trovate un messaggio sociale: fate i seri!)

Natale è alle porte e voi non siete Betty pacchetti perfetti! Questo vuol dire che dovete fare i regali. “Dovete”, che parola potente!? Potente come la figura di merda che farete se vi presentate con il regalo sbagliato, maleducati che altro non siete!

A sapere qual è il regalo sbagliato, direte voi! E che ci sto a fare io, allora? Ve la faccio semplice, vi metto la top 5 dei 5 regali da NON fare ASSOLUTAMENTE a Natale, il primo soprattutto!

5. Pigiami, pigiamini, calzini: no, no e ancora no. Anche perché, magari il ricevente non usa nulla di tutto ciò, dunque: soldi buttati!

4. Il kit infernale di bagnoschiuma, saponi e simili: la dovete smettere di regalare questa roba. Ma che è? C’è qualcosa che non avete il coraggio di dire? É? C’è qualche messaggio subliminale? Se qualcuno si presenta con un Tesori d’Oriente glielo faccio assaggiare alla schiena.

3. Le mutande rosse! Vi prego, le mutande rosse sono i top del trash! Una tamarrata unica. Non c’è niente di più triste di un paio di mutande rosse. Rosso come il sangue al cervello che mi sale se ci penso e come il sangue che mi esce dagli occhi quando le vedo: mi sanguinano, proprio, specie quando sento gente convinta che sia una bella cosa presentarsi con queste cose, a Capodanno. Piuttosto senza!

2. Il libro di Bruno Vespa. Se comprate il libro di Vespa per voi, vi consiglio un tampone. Se comprate il libro di Vespa per regalarlo, quarantena diretta, senza passare per il tampone: avete il covid sicuro! Scherzi a parte, se fate un regalo del genere vuol dire una e una sola cosa: provate un odio indicibile per quella persona. Perché questo non è un regalo, questo è una tortura. Il libro di Brunozzo ti segna più di una marchiatura a fuoco su una coscia, diciamolo.

1. Un abbraccio. Qua sono seria: smettela di fare i cazzoni. La gente muore per colpa di un virus che ormai ci accompagna da 9 mesi. Cerchiamo di rispettare queste tre semplici misure anti-contagio: distanziamento sociale, utilizzo della mascherina e lavaggio delle mani. Non ci chiedono mica di ficcarci una pigna in culo? [cit.]

A Natale siamo tutti più buoni! Ma dove? Ma quando? Ma chi l’ha detto?

A Natale siamo tutti più buoni? Risposta: NO! Anzi, siamo più stronzi, ma mooolto più stronzi. La conferma (non che mi servisse chiaro!) l’ho avuta oggi pomeriggio quando, complice il bel tempo*, mi sono recata al centro commerciale per comprare alcuni regali di Natale (e per “alcuni” regali di Natale intendo roba per me).

Ma, vi dicevo, la gente a Natale non è affatto più buona; il contrario: alcuni aspettano il periodo natalizio per sprizzare stronzaggine da tutti i pori e fin quando lo fanno in solitudine ok, fatti loro. Il problema è che poi questa gente va in giro, va in giro a fare danni. E finché va in giro a fare danni e non trova me va bene, ma se poi va in giro a fare danni e trova me “non es bono”.

Il primo stronzo (anzi stronzA, con la A) si è palesato nel parcheggio. Un parcheggio immeeeenso, gigantesco, grandissimo, per lo più ancora vuoto vista l’ora (sono arrivata che erano le 15, chi volete che ci sia a quell’ora). Ma la stronza, qui, che ha fatto? Ha deciso che doveva parcheggiare nel posto libero, vicino all’entrata, che avevo puntato io. Ah ah ah abbiamo avuto la stessa idea, pensa che coglione. Solo che l’ho visto prima io bella! Aria! Ma la bella stronza no, non voleva mollarlo il posto (mica scema, era l’unico più vicino). Però, come è giusto che sia, funziona che chi lo vede per primo se lo prende e allora, quando ha visto che non c’era trippa per gatti, ha optato per un gentile “vaffanculo” a cui è seguito un mio “a te e famiglia” con tanto di sorriso. Che stronza! Bene, ho parcheggiato e, fiera di me stessa, ho varcato le porte del centro commerciale con l’adrenalina a mille (roba che, se al posto della temperatura, mi avessero misurato la pressione avrebbero chiamato il 118). Inizio il tour dei negozi. Entra di qua, entra di là, ecco che mentre scelgo le mutande da Tezenis assisto ad una scena che, definire surreale, è dire poco.

Location: casse del negozio; protagoniste: due donne. Sottofondo: chiacchiere e musica natalizia. Già, è stata proprio lei – la musica natalizia – a rendere la litigata così kafkiana ahahahah. Sulle note di Let It Snow (di Michael Bublè), così calde, così avvolgenti, ecco che si sente un “ehhhh, la filaaaa. No la sai fare la fila? Non vedi che ci sto io prima di te?”.

Musica per le mie orecchie. Non mi pareva vero che due signore si stessero scannando – davanti ad una cassiera attonita – agitando, con tanta di quella veemenza, un par de mutande e due reggiseni. E allora fu così che iniziarono a volare insulti e parole grosse con tanto di “non t’azzardare a toccarmi eh! Mantieni la distanza che chiamo i carabinieri eh”. “E tu mettiti la mascherina bene”. Io, intanto, ero lì che speravo venissero alle mani. Ci ho sperato. Ho pregato che lo facessero. Perché in fondo non sono l’eccezione, io sono la regola: sono la più stronza delle stronze! Bell’atmosfera eh eh eh eh eh.

* P. S. non è vero. Non era bel tempo, pioveva che la buttava a secchiate. Ma la frase suonava così bene che mi dispiaceva non scriverla. Stronza sì, ma leale!

PP.S: nelle foto ero in un camerino, ma ho tenuto la mascherina perché ho paura della Gruber!

UN GIORNO IN PRETURA: IL CASO DI FEDERICO ALDROVANDI (puntata del 21/11/2020)

IL MORTO ÈFederico Aldrovandi, 18 anni
COMEMorto a seguito di una colluttazione con le forze dell’ordine
DOVEFerrara
QUANDO25/09/05
PERCHÉUcciso senza una ragione
IMPUTATIQuattro agenti, Monica Segatto, Paolo Forlani, Luca Pollastri ed Enzo Pontani
RICOSTRUZIONEFederico aveva addosso 54 lesioni, la distruzione dello scroto, buchi sulla testa e per finire il suo cuore compresso o colpito da un forte colpo gli si spezzò o meglio gli fu spezzato
CURIOSITÀUcciso e lasciato morire sull’asfalto grigio e freddo di via Ippodromo, di fronte all’entrata dell’ippodromo, a Ferrara, in un luogo forse troppo silenzioso, senza motivo

UN GIORNO IN PRETURA: “I SOGNI INFRANTI DI JANIRA” – PROCESSO PER FEMMINICIDIO (puntata del 14/11/2020)

LA MORTA ÈJanira D’Amato, 20 anni
COMEUccisa con 49 coltellate inflitte con un coltello lungo circa 12 centimetri
DOVEPietra Ligure
QUANDO01/04/17
PERCHÉGelosia, amore malato: femminicidio
IMPUTATOEx fidanzato Alessio Alamia, 22 anni, reo confesso
RICOSTRUZIONEIl reo confesso, ha dichiarato: “L’ho colpita al collo e lei è caduta all’indietro. Mi ha detto ‘no no fermo’, ma io ho fatto il delitto… ero sopra di lei.. e l’ho colpita”
CURIOSITÀRaptus o delitto premeditato? In aula Alamia ha dichiarato: “Quante volte l’ho colpita non lo so. Potevo vedere e sentire, ma non controllare il mio corpo. E quindi è come se non stessi facendo il reato”